sabato 19 luglio 2008

uno

Aveva un’età, lui, in cui non si è ancora né buoni né cattivi. E quindi, ai miei occhi di donna che sognava l’uomo bastardo ma dolce e un po’ stronzo, era poco interessante. Quando non sei innamorata, oppure, peggio, molto peggio, quando “non sai se lo sei” (che già di per se suona come una gran cagata), ti senti figa, ti senti come una che non sbaglia mai. Perché tanto tutto quello che fai, agli occhi del tuo innamorato di turno, è perfetto. Ma tu non puoi fare a meno di pensare che costui abbia dei seri problemi ad amare un mostro come te. E allora capisci di non amare uno che ama un mostro. E questo pensiero quasi ti risolleva, ti fa sentire meglio. È una piccola giustificazione. Si, perché la mia passione più grande tra i 18 e i 25 anni, quella a cui mi dedicavo con più dedizione, impegno e costanza di un adolescente medio alle sue toccatine quotidiane (ma forse anche di un adulto medio e di un anziano medio) era la ricerca spasmodica di una motivazione al mio “non amare” (quanto mi piace questa parola, spasmodica, ho sempre sognato di utilizzarla da qualche parte. Che dite, ci metto anche “e incessante” o suona troppo forbito?). Come se esistesse. Che assurdità. Quasi assurdo come giustificare l’amore. Non ti piace niente di lui, perché lo ami allora? Come ti rispondo? Mi piaceva tutto di quell’altro, com’è che non lo amavo?ma sei sicura sicura? La risposta è semplice e chiara, quando hai visto la differenza, smetti di cercare una risposta. Anzi smetti di farti la domanda. Tutto è più chiaro quando hai fatto l’esperienza dell’amore. Cioè quando ti sei rincretinita.
Fino ai 25 anni la domanda era “perché non lo amo? Cosa ho di strano? Non so amare? Non sono in grado di provare quello che prova lui. Vorrei tanto provare quello che prova lui” (cioè il rincretinimento). La risposta in tutti i casi era: non devo essere tanto normale. Poi come d0incanto, quasi come un desiderio tante volte chiesto e finalmente avverato, un bel giorno mi sono rincretinita anch’io. È stato meraviglioso. Vedevo i fiorellini sbocciare al mio passaggio, tutti erano miei amici, il mondo era mio amico. Io, sempre stata una musona, un po’ incazzata, individualista, tendente al cinico, un po’ egoista. Cioè una che provava emozioni sane e umane, facendomi le seghe a quattro mani perché non riuscivo a innamorarmi, ecco che comincio a provare cose mai provate prima. Porca miseria che bello! Volare, o oh, cantare, o oh oh o. peccato però che, come spesso accade, stavolta toccava a me avere a che fare con una persona che pensava di me quello che io avevo pensato di altre persone, e cioè: come fa questa qui ad amarmi? Proprio a me! Cioè..non deve essere normale..boh! Ma la maggior parte delle volte un simile atteggiamento proviene non dalla mancanza di autostima. Al contrario. Dalla troppa considerazione che questa persona ha di sé.
Non puoi amarmi! (sottotitolo: non ne sei degna). Ma io, che sono buono, ti dico “dimostramelo, che mi ami”. Nel frattempo ti osservo e appena sbagli…zac! Beccata! Appena sgarri sei fuori dai giochi, sciolta nell’acido come il peggior nemico de Il padrino che ha tradito la sua fiducia. Non importa che tu, in quanto essere rincretinito, avresti anche chiesto scusa…per non aver fatto niente! Ma l’amore lo fa…lo fa. Fa diventare romantici, fa ridere da soli, fa fare cose che se le fanno a te ( e non sei innamorata) ti fanno cascare i coglioni e venire il latte alle ginocchia (contemporaneamente). Tipo quella volta che lui era a Milano, io ero a Torino. Una persona che conoscevamo entrambi era di Torino e il pomeriggio sarebbe andata a Milano e l’avrebbe incontrato. Ho consegnato senza indugiare nelle mani del mio messaggero mandato direttamente da Dio (vedi tutto come un segno mandato dal cielo) un cd di Sade. Perché Sade? Perché quella volta in quell’osteria c’era una canzone di sottofondo e tutti e due ci eravamo chiesti di chi era, e la cameriera aveva risposto alla nostra domanda dicendo che era, indovinate un po’? Si, proprio lei, riesumata da un vecchio cd uscito in omaggio con un TV sorrisi e canzoni, forse una compilation di Sanremo 1984. Ovviamente lui dopo un mese (ha avuto pudore, ma poi non ce l’ha fatta), mi ha chiesto cosa cazzo c’entrava Sade nell’economia della nostra esistenza. A meno che non lo avesse dichiarato durante il sonno, o sotto effetto di droga, o in estasi d’amore in cambio di prestazioni fuori dall’ordinario (tipo “vieni qua, sarai la mia Sade”), non ricordava affatto di avermi mai detto di essere un’amante della musica di Sade (chi può affermarlo, si faccia avanti).
Un regalo sbagliato può essere fatale alcune volte. È la misura di quanto non conosci quella persona e diventa l’indice di quanto non la conoscerai mai. Capisci? Erano i nostri primi mesi e lui non ricordava di quella volta in trattoria, sarebbe stato molto più contento forse se gli portavo direttamente la cameriera, impacchettata in una scatola di bambola con la scritta “Sade, non chiedetemi perché”. Forse flirtare con la cameriera era stato anche l’unico motivo di quella domanda. Un traduttore simultaneo da “chi è che canta?” avrebbe tirato fuori “torno domani, senza la rompicoglioni!” (cattiva, questa è cattiva, ma del resto sono tornata la stronza cinica di un tempo).
Si, perché è così, quando sei innamorato fai vedere il meglio (peggio) di te. E loro fanno lo stesso con te. Io sono la stronza, ma lui, il santo de “come fai a non amarlo!”, da recitarsi con gli occhi strabuzzati da incredulo oppure semichiusi in segno di disprezzo, si tromba la mia migliore amica. Ma non importa. Si sa, gli innamorati sono le persone più egoiste e pericolose del mondo. Io ti amo. Già questa frase, se ci pensate, è mussoliniana. È categorica. È dura. È spocchiosa. Ti viene da rispondere “E mò? Da me che vuoi? Buon per te!”.
Si dovrebbe forse dire “l’amore per te mi possiede e non mi abbandona”. Accettare la passività dell’amore, come fosse un virus, una malattia (buona) che ti colpisce e non sai dire quando ti passerà. Ma ci pensate se un uomo (o una donna) viene da voi e vi sussurra “l’amore per te mi possiede”. Davanti a voi avete diverse strade: se siete poco poco gelosi, cominciate già a sospettare che vi tradisca; se siete realisti pensate che abbia cambiato pusher e che questi lo stia fregando. Se siete fantasiosi pensate che stia usando uno shampoo troppo acido e penetrante nel cuoio capelluto fino ad arrivare al cervello. Se siete sani di mente, vi voltate e andate via, senza battere ciglio. Eppure è così. Io ti amo. E a seguire una sfilza di incomprensibili pippe mentali, alternate in una gioiosa altalena di pippe a rimbalzo. Dai! Tocca a te! Yu uuu…presa! Attento che te la rimando eh, prendila! Ah! Il gioco dell’amore.
Ma io ero contenta, anche se l’avevo già presa ripetutamente “interposto”. Ero strafelice. Di soffrire. Di provare emozioni, di sentire il cuore battere. Di avere mal di pancia, di emozionarmi per una telefonata, di fare assurdi sacrifici, mai abbastanza ovviamene per il mio lui, che non credeva che io potessi amarlo davvero! No tesoro mio, io posso anche odiarti se vuoi!
Come quella fantastica scena del film Pensavo fosse amore, invece era un calesse in cui due fidanzati litigano per strada, lei gli rimprovera di non volerle bene, di non dimostrarle abbastanza il suo amore, adducendo come prova schiacciante il fatto che lui non l’avesse mai picchiata. “Non mi hai mai dato neanche uno schiaffo! E lui risponde “ma te lo do…amore!”
Si è disposti a tutto, pur di tenere legato a sé l’oggetto del desiderio, il proprio amato. “Perché io ti amo!” adesso mi suona come uno di quei motti in nome dei quali sono stati sterminati interi popoli e strangolate donne e bambini. IO TI AMOOOOOOOOOOOO! Suona aggressivo e di enorme impatto idealistico. E si sa, per gli ideali si è disposti a morire (o a uccidere) un grido alla Mel Gibson.
È pericoloso, pericoloso.
Mi piacevo quasi di più quando non ero mai innamorata. Avevo meno aspettative. Fatto sta che per la prima volta mi ero rincretinita. Cazzo che bel salto nel vuoto. Peccato che, qualche pezzo di merda di un fachiro aveva dimenticato il suo lettino proprio in fondo al fosso, ad aspettare il mio culo e attutire la caduta. Ahia.

giovedì 22 maggio 2008

immobile

E nun serv a nient
Ma e na maner i m’aggia sfugà
Teng comm na stizz
Na frev can un pozz scurdà
Iesc for, fatt sentì
Parl sul io..
Fa fridd
Nun parl cu nisciun
Ll’uocch nun tenen addò guardà
Si putess saglì ngopp a na muntagn
Alluccass tutt o dulor ca sent
Tutt’a ragg e chi nun se fa capì
Pe paur e fa mal
Per paur e sta sola
Pe paur e cagnà
Tropp tiemp senza me guardà
Tenenn stritt chell ca già iev fuienn
O genio e se capì
Cerc ll’acqua e trov funn e buttegl
E chi sbaglia nun se sap cchiù capì
Nient vogl
Nient cchiù
M’arrenn’..va truvann chi te fa fess overament
Fridd, fa fridd
E cchiov..

martedì 6 maggio 2008

elà

anvedi chi si rivede! La coscienza! Come stai? Come ti senti?
Guarda un pò, vedo che ti piacciono sempre le briciole dei salatini! Sei sempre la solita. Non cambierai mai. Però se continui così ti confonderai, te lo posso dire? Troppe password, questo è il tuo problema. I topi sono sempre dietro la porta che aspettano. Ma stai tranquilla finchè mangerai pure le briciole. Resteranno a digiuno.

venerdì 18 gennaio 2008

favola di Adamo ed Eva

Eva era ignara non solo di essere la seconda donna e non la prima come le avevano fatto credere, ma anche di essere stata creata per soddisfare le voglie imperative e dominatrici del giovane e voglioso Adamo...e nella sua ingenuità di vergine fringuellina andava per campi a raccogliere mele dai rami più alti degli alberi, lasciando intravedere le linee del suo corpo da una succinta gonnellina fatta di fiorellini di primavera..
Adamo era sempre più attratto da lei ma non lo manifestava, preoccupato da una reazione improvvisa e funesta della inacidita Lilith che intanto partoriva solo morte e disgrazia...
Passata la paura Adamo decise di rilassarsi e di godersi la sua nuova compagna di vita. Facevano l'amore nei prati, dietro le siepi, in riva ai fiumi, nell'acqua, sotto la pioggia, nel fango, sulla sabbia...sempre nella posizione che piaceva a lui. Lei non osava chiedere di meglio, non avrebbe mai desiderato contraddire il suo uomo, per di più le piaceva tanto stare sotto, schiacciata da tutta quella potenza e dalla furia della sua passione...
Ma Adamo cominciava a stancarsi e Eva lo vedeva sempre più pensieroso, all'imbrunire, quando calava il sole...
Tutto era chiaro, limpido, lui di giorno era il padrone, comandava, non riceveva rifiuti...ma di notte...il ricordo di quell'unico rifiuto di Lilith lo tormentava, oramai si era insinuata in lui la sfida, il tarlo della sfiducia, il desiderio di addentrarsi in strade tortuose e oscure della mente e del cuore..
Eva lo osservava e non faceva altro che tutte le volte assecondarlo con caldi sorrisi e accoglienti abbracci, ma dentro di lei sentiva che il suo uomo cercava rifugio la sera in pensieri negativi che lo allontanavano da lei, un male oscuro lo attirava di notte, al comparire della luna..
Un giorno mentre facevano l'amore a Eva venne il coraggio di provare piacere anche in altre posizioni...tremava dal sentimento di piacere misto al terrore che lui potesse stancarsi di lei...non conosceva la storia di Lilith, ne ignorava completamente l'esistenza, ma sentiva, come le donne sanno fare, che se avesse avanzato pretese Adamo l'avrebbe cacciata dal Paradiso. Ma allo stesso tempo viveva in segreto il dramma dell'attesa di quel momento in cui Adamo si sarebbe stancato della sua remissività e obbedienza. Tra mille pensieri la testa offuscata dai dubbi ma con cuore deciso e coraggioso Eva accennò uno spostamento del corpo, l'anca le scivolò sul fianco, le gambe ad incrociarsi, il suo busto si chiuse come un fiore notturno...
Adamo era confuso stupito ma dopo un motto iniziale di rifiuto dettato dalla sua proverbiale indomabilità non potè fare a meno di restare a guardare quella meraviglia di braccia gambe mani sguardi...il corpo di Eva si muoveva in tutto il suo splendore di donna amante e lui la guardava stupito di tanta bellezza...
Da quel momento iniziarono a fare l'amore come non avevano mai osato, a girarsi e rigirarsi come pietre da un pendio, a sperimentare insieme nuove geometrie, a darsi l'amore senza regole e senza sopraffazione.
Eva aveva insegnato ad Adamo il miracolo di riuscire ad accettare tutto da una donna senza aver paura di esserne schiavo, e Adamo aveva insegnato a Eva ad andare oltre se stessa e il ruolo che aveva solo per paura di essere rifiutata. Eva era sole e luna, era delitto e castigo, era pena e cura insieme, era una donna completa..capace anche di stimolare il lato oscuro della mente di Adamo e di accoglierlo nella luce dei suoi angoli di cielo...
Lilith era oramai soltanto un lontano ricordo, quando Adamo si unì ad Eva ancora una volta con tutto il suo amore, proprio mentre Eva, voltata di spalle, si sporgeva lassù in alto per raccogliere quel succoso, invitante, brillante, maledetto frutto del peccato........