giovedì 27 settembre 2007

Emigrante

Emigrante??
Si grazie

Fuje fuje…curre…curre!
Via via via di qua!

E come dentro a un bel film le nostre vite scorrono lente e lontane. Nessuno mi ha costretto.
Potevo scegliere altre strade. Lo so.
La commessa. La barista. La cassiera.
Nasci in provincia e come un marchio porti addosso la smania di uscire fuori. Chi mi porta in città.. chi mi fa vedere il mare..
Nella pelle, sotto la pelle, scorre veloce il seme della libertà. Le opportunità il fermento i rumori la gente…in città sarei stata un’altra. Ma forse sarei stata un povera scema che aveva tutto e non lo sapeva apprezzare. E invece nasco furba come una faina per arrancare quei pochi chilometri al giorno, per arraffare il diritto di precedenza su quattro ruote che mi portavano mmiez ò burdell. Cosa mi sto perdendo? Dicevo. Chissà cosa stanno facendo gli altri? Cosa fa il mondooooo!!!!
Poi anni di apparente tranquillità. Hai gli amici hai il ragazzo. Tu e lui il centro aggregante di una tranquilla vita a 13 kilometri dalla vita. Case chitarra birra vino cene pizze caffè vacanze ancora caffè pizza birra chitarra musica gente storie storie storie….neanche il tempo di capire di essere di fare che bohm! Già non ci sei più. Non sei più la stessa. Cambio cambio cambio di mentalità. Datemi un’altra identità. E adesso torno e da quando non ci sono più niente è come prima. Ciro è andato a lavorare fuori. Per anni si è spaccato la schiena. Adesso ha una famiglia. Un altro figlio in arrivo. Si perderà tutta la gravidanza. E gli occhi belli della moglie. Luca è a Milano. Il suo talento le sue canzoni colonna sonora della nostra amicizia e anni di conservatorio e tanta voglia di capirsi…tutto congelato in una fredda aula di master piena di gente che con lui non c’entra un cazzo. Giacomo ha sempre avuto il lavoro nel suo DNA a 30 anni ancora studia a stento e controvoglia ma se è fortunato e entra in graduatoria è la svolta.. ma non si sa dove andrà.
Antimo è in polizia perché è l’unica via d’uscita da un quartiere chiamato terzo mondo…”Annali…qua mi chiamano il napoletano triste”.
Dario ha messo la firma, attende con pazienza la prossima missione. Ma al bancone di quello che una volta era il nostro “covo” davanti alla nostra extra gold i suoi occhi mi dicono che niente sarà più come prima. Luigi non riesce a laurearsi. Ci prova, apre un locale, l’avremmo aperto insieme. Chissà se “i malamenti” lo faranno stare tranquillo con quello che gli passa ogni mese. Lotta chi resta. Lotta chi se ne va. Mi sento meno sola. Ma siamo tante anime sparse che volevano andare via ma ogni volta fanno tardi alla stazione e perdono il treno.
“Forse forse non ce ne vogliamo tanto andare”.







popolo, alzate la testa. Napoli muore!

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